MY DIARY: DOWNSHIFTING

In questo periodo mi sembra di leggere e sentire parlare di “downshifting” ovunque. L’ho letto nel blog della Spora, anche se in realtà la prima a darmi la definizione di questo termine è stata la Fra di Singer Food una sera che mi sono infiltrata ad un evento “Per tutti i gusti” dedicato alla mia regione, il Veneto.

Non che io pensi di fare downshifting, anche perchè per definizione non potrei. Però spesso mi ritrovo a pensare che quelli della mia generazione abbiano dato un peso esagerato al concetto di “successo”, “carriera” e affini. Mi spiego. Con gli anni ho capito che per me chissenefrega di essere la mega manager della mega azienda. Nel senso, anche sì, ma dipende. Che alla fine quello che conta è fare qualcosa che ti piaccia davvero, non che piaccia prima agli altri, che faccia invidia agli altri, che sia ammirato dagli altri, per piacere a te, di riflesso. Come dire: se questo lavoro che faccio è ambito, è invidiato, è ammirato, beh, allora non può che piacermi, e non posso che continuare a farlo, perbacco, dietro di me c’è la fila di gente che pagherebbe per essere al mio posto. No, ho capito che per me non è così. Che tanto alla fine quello che conta è che TU ammiri, apprezzi, sorridi mentre fai il tuo lavoro. Ok, so che in alcuni casi non è la cosa più semplice del mondo, ci vuole anche un po’ di culo nella vita, ma insomma, bisogna anche metterci del tuo.
Altra cosa. Per me è importante la libertà. Nel senso, sono una che si ammazza di lavoro, quando devo fare delle cose sono un caterpillar, vado avanti. Sono brava a lavorare per obiettivi, a ottimizzare le risorse e i tempi, a lavorare in team. Non sono una di quelle che per mettersi in mostra fa lo sgambetto agli altri, anzi, cerco sempre di dare una mano a chi lavora con me. Però voglio essere libera. Nel senso che voglio avere i miei spazi, ne ho proprio bisogno. Ho bisogno di stare con le persone che rendono la mia vita speciale. Di vedere cose belle, anche solo il sole e delle belle vie. Avere tempo. Una volta parlando con papy gli ho detto “Voglio lavorare come se fossi in vacanza” e vabbè vi risparmio la battuta che mi ha fatto ma potete solo immaginare. 

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Elena Schiavon, blogger. (Padova, IT) A luglio è uscito il mio primo libro, un manuale sul "Little black dress - piccola guida al tubino nero" edito da Astraea. Colleziono rossetti rossi e scarpe. Sono co-fondatrice di www.impulsemag.it.

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5 Comments

  1. Torino Style - 10 luglio 2012

    Parole sante, non si può che essere d'accordo con te!!!

  2. bismama 2.0 - 10 luglio 2012

    Alcuni concetti sono sopravvalutati come alcuni lavori. Anche secondo me un lavoro è migliore di un altro solo in base a una discriminante: quanto ti piace. Ah, si è anche inversamente proporzionale al numero di parolacce che ti strappa. ^_^

  3. Temistocle - 11 luglio 2012

    condivido pienamente ottimismo e voglia di fare!
    complimenti per il tuo blog e per il libro!!
    buona giornata!

  4. SingerFood e Chiccherie - 15 luglio 2012

    ..se sei la mia faSSSSShion blogger preferita ci sarà un motivo, no!? :*
    Goditi le vacanze, cara!

  5. Siboney2046 - 31 agosto 2012

    Talvolta la mentalità del nordest di noi veneti è schiacciante… bisogna imparare a concentrarsi sui proprio obiettivi, non su quelli degli altri!

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