IED Moda Milano “The show about us”: la sfilata dei diplomati in fashion design


Riuscire a coniugare creatività con la capacità di progettare e pensare un processo creativo dalla A alla Z: è questo uno degli ambiziosi obiettivi del corso di Fashion Design dello IED Milano. Una scuola di moda che ogni anno sforna talenti (tra i famosi diplomati IED ci sono, ad esempio, i direttori creativi della Maison Valentino Chiuri e Piccioli) che riescono a collocarsi nel 90% dei casi nel mondo del lavoro entro 6 mesi dal diploma, per la Scuola di moda, dato da non sottovalutare per nulla visto il proliferare di scuole e maestri improvvisati.

Questo perché, come ci conferma anche Olivia Spinelli, docente al secondo anno di progettazione women’s wear collection e coordinatrice dell’area fashion e urbanwear “Ai ragazzi ormai è richiesta una preparazione a 360° quindi il fatto di essere creativi è un biglietto da visita, ma è altrettanto importante saper gestire un prodotto. Abbiamo visto che le aziende con cui collaboriamo  (sono davvero tantissimi i progetti che mettono in relazione studenti ed aziende da parte di IED) rimangono positivamente sorprese dal fatto che i ragazzi sono sì estremamente creativi, ma rimangono colpite anche dal fatto che questa creatività è per così dire “controllata”, finalizzata a qualcosa che può essere immesso nel mercato e non è fine a se stessa”.

D’altra parte i tempi sono cambiati, e non siamo più negli sfavillanti Anni Ottanta (o Novanta), anni in cui dal punto di vista creativo si poteva proporre di tutto e di più, senza pensare al consumatore finale.


I diplomati IED riescono tutti ad inserirsi nel mondo del lavoro per il profilo richiesto (ufficio stile uomo/donna/accessori, prodotto, show room, uffici comunicazione/pr, organizzione eventi per importanti aziende di moda,  redazioni, assistenti styling/fotografi, designer di gioielli, visual, area retail, pubblicità, modellistica), ma forse a voi interesserà sapere che i profili più richiesti hanno come sbocco professionale l’ufficio stile donna, stylist , comunicazione/pr, showroom.


Per poter toccare con mano quale sia il lavoro che si svolge sui (e con) i ragazzi del corso in Fashion Design, sono stata invitata mercoledì scorso alla sfilata di fine anno (quella del diploma per intenderci), che offre la possibilità a 18 (su 163 diplomati quest’anno) di loro di vedere realizzata una loro collezione, con tanto di sfilata finale, “The show about us”.

Mentre ci dirigiamo verso il backstage della sfilata, continuo la chiacchierata con Olivia Spinelli: “Chi viene allo IED deve essere curioso e appassionato, perché così riesce ad affrontare qualsiasi difficoltà. Se non hai passione diventa tutto difficile. I ragazzi che arrivano qui, soprattutto per via dell’età, hanno spesso un concetto di moda che è quello della festa di fine sfilata. Ma prima c’è duro lavoro, cosa che ripetiamo sempre, che è il concetto che pian piano sta entrando nella testa dei ragazzi. Quello che sfilerà stasera sono dei progetti che emergono da un lavoro costante, con tutto quello che comporta questo lavoro. Cerchiamo l’eccellenza, ed è questo il concetto di made in italy su cui stiamo facendo un grosso lavoro. Noi insegniamo un metodo e lavoriamo molto sul progetto: una volta appreso puoi fare qualsiasi cosa, un abito come un divano. Cerchiamo di tenere i piedi per terra, cosa che dà le basi per poter lavorare a vari livelli”.



Dietro le quinte sono al lavoro make up artist, modelle, stylist e ragazzi, emozionati per questa loro prima “uscita pubblica”. Il primo che incontro è Sebastian, di Londra, sguardo visto e paglietta alla Buster Keaton in testa. Presenterà la sua collezione uomo, un mix di cultura pop e simboli religiosi rivisti in chiave ironica e pop. Quando gli chiedo perché da Londra abbia scelto di venire a studiare a Milano, mi risponde “Volevo essere diverso dagli altri e poi l’Italia è la terra dello stile”.

Mentre sulle modelle intervengono hair stylist e make up artist, coda alta e trucco acceso sugli occhi (rosso, arancione, fuxia, azzurro), una ragazza con caschetto biondo platino e abito arancione neon, si aggira indaffarata tra abiti e accessori. È Martina, che ha seguito il corso di fashion stylist e questa sera (assieme ad un’altra collega) lavora alla sfilata; la sua voce è appassionata mentre parla del suo lavoro e del suo sogno “E’ importante riuscire a dare una tua impronta a ciò che fai, io ad esempio amo i dettagli grintosi. Mi piacerebbe fare styling per video e sfilate”. Quando le chiedo perché, vista la sua passione, non ha fatto da sé ma ha deciso di investire tre anni della sua vita nella scuola di fashion stylist sgrana i grandi occhioni neri e dice: “Una scuola come questa ti dà delle basi che sono indispensabili, un approccio che è diverso da quello che puoi avere come autodidatta; lo IED ti dà una capacità di analisi unica,  che però deve essere combinata con il proprio gusto e con un lavoro di ricerca costante”.

Si esce di corsa in sala per le prove di sfilata, le luci la musica. La venue comincia lentamente ad affollarsi: anche tra gli invitati (molti studenti IED, ma anche tanti giornalisti e professionisti del mondo moda) la creatività scorre a fiumi e un fotografo di street style troverebbe tanto materiale per il suo lavoro.
Le modelle e i modelli cominciano a calcare la passerella muovendosi tra gli ospiti. 

Riconosco le creazioni di Sebastian; mi innamoro di un completo femminile di panno, di taglio rigoroso, semplice ma estremamente femminile. Mi colpiscono soprattutto i dettagli: le calze che imprigionano le gambe con le scarpe; l’abito in lattice e organza, espressione di una femminilità consapevole ma anche della forza della donna, frutto del lavoro di Desirèe. I pantaloni da uomo in maglia, l’abito da sera in tessuto e maglia che scopre completamente la schiena.

Un trionfo di creatività, molti spunti a cui ispirarsi, un lavoro di ricerca mirato e preciso. E dopo averli conosciuti, mi emoziono alla passerella finale di tutti i ragazzi che sciolgono la tensione in un sorriso raccogliendo gli applausi della platea, e ripenso alle parole di uno di loro “Find your own style and believe in yourself”.
Spesso, più dei grandi nomi e dei grandi show, è in queste occasioni che si entra in contatto con la vera moda: tanto stile, ma anche tanta emozione. E chissà che oggi non abbia assistito alla prima prova di uno dei grandi nomi del futuro.

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Elena Schiavon, blogger. (Padova, IT) A luglio è uscito il mio primo libro, un manuale sul "Little black dress - piccola guida al tubino nero" edito da Astraea. Colleziono rossetti rossi e scarpe. Sono co-fondatrice di www.impulsemag.it.

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