Danza

Danza

Non sono mai stata una sportiva. Alle piste di corsa ho sempre preferito delle grandi dormite, ai chilometri da macinare il divano. Ho avuto degli innamoramenti folli e fugaci per molti sport, quasi tutti, che sono durati giusto il tempo di comprarmi una divisa carina con le scarpe abbinate.

Ma c’è una disciplina che ho praticato e amato e a cui penso sempre con infinita nostalgia: la danza. E dico disciplina, e non sport, mica a caso. La danza classica è una disciplina, per come la ricordo io, abbastanza spietata. Nel senso che ti mette subito di fronte alle tue inadeguatezze. Non so se le cose siano cambiate in questi anni, ma quando fai danza il tuo maestro sottolinea sempre quello che non hai, quello che non sei. Credo sia un approccio molto severo, molto duro. E in effetti ho visto molte ragazze piangere, soffrire, patire. Io per prima.

Ma la danza ti insegna una disciplina, appunto, e insegna una cosa che poi è utile anche nella vita: a volte l’impegno non basta. Se nella danza non hai anche determinate doti fisiche, quindi un talento, chiamiamolo così, di cui non puoi essere responsabile, è difficile che tu vada avanti. Ma questo mi è stato utile poi nella mia vita.

Quando ho appeso le scarpette al chiodo l’ho fatto perchè sapevo che non sarei mai potuta essere la numero uno. Da piccola ero piuttosto competitiva sia a scuola che fuori, e volevo a tutti i costi dare sempre il meglio.

Danza classica

Ho mollato quando il mio fisico ha cominciato a cambiare e lì mi sono resa conto che non avrei mai avuto il physique du role della ballerina, che non può essere molto pettoruta. Ho lavorato duramente per anni e la danza ti insegna questo: ad andare avanti “nonostante”.

Nonostante le tue gambe non siano mai abbastanza longilinee, nonostante il tuo sedere non sia mai abbastanza tirato in dentro, nonostante il tuo collo non sia mai troppo proteso verso il cielo, nonostante il collo del piede non sia mai perfetto. Devi andare avanti, nonostante. E sorridere.

Il metodo di insegnamento che ho provato sulla mia pelle era duro, sì, e probabilmente non so se vorrei che la mia figlia di 6 anni dovesse sopportare tutto questo (non so se la consecutio temporum sia giusta, ndr).

Per me è stato utile poi, quando ho capito che la vita, il lavoro, le persone, le relazioni, gli amori esistono nonostante tutto, nonostante i difetti, le incomprensioni, la distanza. Ho imparato ad accettare i miei difetti e a capire che oltre certe cose non si può andare. E che magari quella che per il mio maestro era solo una ragazza un po’ troppo pettoruta che “avresti potuto fare strada se avesse avuto un corpo diverso“, in realtà era -anche- altro.

Danza classica

 

foto | Pinterest

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Elena Schiavon, blogger. (Padova, IT) A luglio è uscito il mio primo libro, un manuale sul "Little black dress - piccola guida al tubino nero" edito da Astraea. Colleziono rossetti rossi e scarpe. Sono co-fondatrice di www.impulsemag.it.

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